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Altre denominazioni
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Sindrome da Immunodeficienza Acquisita
Sindrome da HIV.
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Il tipo di infezione
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Infezione virale
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L’AIDS (dall’inglese Acquired Immune Deficiency Syndrome), riconosciuta e identificata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1981, è un’infezione virale, che può essere letale per l’uomo, diffusa in tutto il mondo, causata dal virus HIV (dall’inglese Human Immunodeficiency Virus).
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Il virus HIV, isolato da Luc Montagnier nel 1983 è dotato di un involucro esterno (envelope) e di una parte interna (“core”) che si integra nel genoma delle cellule umane infettate.
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L’AIDS costituisce lo stadio clinico terminale dell’infezione da HIV. Il virus causa danni progressivi al sistema immunitario e ad altri sistemi ed organi, come il sistema nervoso centrale. A causa del deficit del sistema immunitario, si verifica una notevole riduzione delle difese del soggetto contro le infezioni, che si manifestano in modo sempre più frequente e grave. Il malato è anche facilmente soggetto a particolari forme tumorali (Sarcoma di Kaposi, linfomi cerebrali).
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Esistono due tipi di virus HIV: il tipo-1 (HIV-1), quello più aggressivo e maggiormente diffuso e il tipo-2 (HIV-2), meno aggressivo e diffuso soprattutto nell'Africa occidentale.
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Il contagio
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Il virus può trasmettersi attraverso il sangue (dove l'HIV è presente sia in forma libera, che associato a cellule), lo sperma, le secrezioni genitali femminili e il latte materno. Fortunatamente il virus è molto labile di fronte ai comuni disinfettanti (per es. acqua ossigenata) e può sopravvivere solo per brevissimo tempo al di fuori del sangue.
· Le modalità di trasmissione della malattia sono tre:
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Sessuale (rapporti non protetti, rapporti multipartner, rapporti promiscui, rapporti occasionali). Rappresenta la principale via di trasmissione. Circa l’80% delle infezioni da HIV sono trasmesse sessualmente.
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Parenterale (scambi di siringhe infette)
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Perinatale (da madre a figlio durante la gravidanza, il parto o l’a llattamento).
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Il contagio può avvenire sia da persona solo sieropositiva (fase di latenza dell’AIDS) che da persona malata (AIDS conclamata).Il virus non si trasmette attraverso:
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Baci (a meno che non vi siano lesioni della mucosa)
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Abbracci
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Contatti sociali (bar, ristoranti, altri locali pubblici)
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Colpi di tosse
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Strette di mano
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Contatto telefonico
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Vestiti
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Liquidi biologici come saliva, urina e lacrime
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Punture di animali o insetti
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L’HIV attacca e distrugge selettivamente le cellule del sistema immunitario dell’ospite, in particolare i globuli bianchi (linfociti) coinvolti nella sua regolazione, denominati "linfociti T4” o “linfociti T-helper”. Il virus riesce a penetrare in queste cellule grazie alla fusione della sua capsula esterna (envelope) con la membrana di rivestimento delle cellule T-helper. Una volta penetrato il core del virus si integra nel genoma della cellula infettata. Quest’ultima può morire subito, oppure il virus si moltiplica rapidamente nel suo interno sino a raggiungere un numero tale da farla “scoppiare”. I nuovi virus così liberati infettano nuove cellule, favorendo la rapida diffusione dell’infezione.
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Fattori / Persone particolarmente a rischio
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Vengono maggiormente colpiti dalla malattia i gruppi ad alto rischio di contrarre il contagio come:
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Tossicodipendenti che si iniettano droghe per e.v. Il rischio di queste pratiche è legato allo scambio di siringhe nel corso del quale si realizza una vera e propria microinoculazione di sangue che comporta una probabilità di contagio molto elevata. Attualmente, rappresenta la via più frequente di contagio nei paesi occidentali.
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Partner di soggetti sieropositivi
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Eterosessuali con molteplici partner sessuali
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Omosessuali maschi (il rapporto anale favorisce il contatto con il sangue o lo sperma infetti)
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Prostitute e uomini che hanno spesso rapporti con prostitute
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Persone sottoposte a politrasfusioni (per esempio soggetti che soffrono di emofilia o talassemia). Il pericolo di questa modalità di trasmissione è stato però quasi azzerato nei paesi, come l'Italia, nei quali il sangue è controllato mediante test sierologici. Allo stesso modo si è potuto intervenire efficacemente trattando i derivati del sangue con procedimenti in grado di inattivare il virus.
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Neonati da madre sieropositiva o malata di AIDS
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Dentisti, chirurghi, infettivologi, personale sanitario e di laboratorio.
La contagiosità della malattia dura per tutta la vita e risulta massima nei primi mesi dopo l'infezione e all'inizio dell'AIDS conclamata.
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I segni di allarme
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L’infezione da HIV può manifestarsi in modo eterogeneo, molto diverso da soggetto a soggetto. In genere si distinguono 3 stadi principali: l’infezione primaria acuta, la fase asintomatica e la fase sintomatica (AIDS conclamata).
Infezione primaria acuta
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L’infezione primaria può decorrere a volte in forma del tutto asintomatica. Tuttavia, in oltre la metà dei casi contagiati da HIV, dopo 3-6 settimane dal contagio, compare un’infezione acuta, caratterizzata da sintomi tipicamente virali: febbre, faringite, ingrossamento dei linfonodi, eruzioni cutanee, mal di testa, male alle ossa (artralgie).
La durata è variabile, da 3 giorni a 3 settimane.
Fase asintomatica (stadio di latenza)
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Questo è lo stadio precoce della malattia vera e propria. Il soggetto colpito risulta HIV-positivo asintomatico. Inizia, generalmente dopo 6-12 settimane dal contagio ed è caratterizzata dalla semplice sieropositività, senza alcun sintomo di rilievo. Durante questa fase della malattia, che può durare anche anni, l'organismo infettato reagisce producendo anticorpi specifici (anticorpi anti-HIV) verso questo virus, anticorpi che possono essere rilevati nel sangue e nel liquido seminale tramite specifiche prove di laboratorio. Se gli anticorpi sono presenti, il soggetto è sieropositivo, viceversa in loro assenza il soggetto e sieronegativo.
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In questo stadio si è sia infetti che infettanti (nei soggetti sieropositivi il virus è presente nel sangue). Ciò rende questa fase particolarmente pericolosa, soprattutto per il soggetto che non sa di essere infettato e può quindi diffondere involontariamente l’infezione ad altre persone. Una madre infetta, per esempio può trasmettere il virus al suo bambino durante la gravidanza, il parto o l’allattamento.
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L’infezione da HIV conduce progressivamente a condizioni di grave deficit del sistema immunitario. Circa il 50% delle persone infettate sviluppa AIDS conclamata entro 10 anni dall’i nfezione, un altro 30% presenta sintomi più lievi riconducibili all’immunodeficienza e solo il 20% rimane asintomatico 10 anni dopo l’infezione.
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Quando la concentrazione dei linfociti nel sangue scende sotto i 500 linfociti per mm 3 fino ai 200 linfociti per mm 3 iniziano a comparire le cosiddette infezioni opportunistiche, causate inizialmente da batteri, in particolare la polmonite batterica acuta ricorrente.
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In molti pazienti si manifesta anche un ingrossamento bilaterale dei linfonodi (linfoadenopatia generalizzata e persistente) che perdura generalmente per più di 3 mesi senza cause apparenti, ma che può persistere anche per anni.
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Durante la fase asintomatica dell’infezione da HIV possono essere frequenti:
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Herpes labiale e genitale
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Faringite
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Vaginite da Candida
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Varicella Zoster
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etc.
Fase sintomatica (AIDS conclamata)
È la fase più avanzata, di infezione conclamata (AIDS vera e propria), caratterizzata dall'alto rischio di sviluppare infezioni opportunistiche multiple.
Sono presenti in modo persistente diversi sintomi clinici, come:
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Febbre
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Diarrea
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Perdita progressiva di peso corporeo
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Astenia
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Anoressia
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Sudorazioni notturne
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Gonfiore dei linfonodi (linfoadenopatia)
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Alterazioni del sistema nervoso (perdita della memoria, demenza, mielopatia etc)
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Herpes labiale o genitale recidivante e persistente
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Infezione orale da Candida
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Dermatite seborroica
Nell'ultimo stadio, quando il livello dei linfociti nel sangue scende a livelli molto bassi, il rischio di mortalità aumenta notevolmente nell'arco dei successivi 24-36 mesi. Tale stadio si manifesta nell'adulto in media dopo 10-12 anni di incubazione ed è caratterizzato dalla presenza di segni maggiori e minori come:
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Vistosa perdita di peso corporeo
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Diarrea cronica
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Febbre prolungata
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Tumori
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Infezioni opportunistiche da parte di batteri, virus, protozoi e funghi, a carico di polmoni, cervello, retina, intestino, esofago, etc
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Tosse persistente
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Linfoadenopatia
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Dermatite generalizzata.
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La diagnosi
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La diagnosi di sindrome da HIV viene effettuata mediante:
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Accurata anamnesi
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Visita medica con attento esame della cute, della cavità orale, del fondo dell'occhio
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Esame neurologico
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Valutazione dei sintomi presentati
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Esami di laboratorio specifici
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La prevenzione
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La prevenzione dei soggetti a rischio di contagio, non essendo ancora disponibile un vaccino per l’AIDS che consenta il controllo della malattia, come avvenuto per altre malattie virali, si fonda su:
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l'utilizzo di test di screening per i donatori di sangue e per l'individuazione delle persone infette
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Si basa, inoltre, sull'informazione ed educazione sulle modalità di trasmissione, sull'utilizzo di siringhe sterili e monouso, sull'isolamento ospedaliero, sulla disinfezione continua.
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Il modo più sicuro per evitare il contagio è l’astinenza dai rapporti sessuali o la scelta di un solo partner, non infetto.
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Il profilattico, se usato regolarmente e in modo corretto, può ridurre notevolmente il rischio di trasmissione del HIV diffuso nello sperma o nelle secrezioni vaginali. Non offre alcuna protezione per i virus eventualmente presenti nel sangue di microlesioni o piccole ferite.
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In caso di dubbio è sempre raccomandabile rivolgersi al medico o al ginecologo.
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Dopo una diagnosi di infezione da HIV, è importante avvisare tutti i partner sessuali recenti in modo che possano anch’essi rivolgersi tempestivamente al medico per un controllo.E’ importante anche avvisare sanitari e familiari del proprio stato di sieropositività, oltre a sottoporsi a periodici controlli.
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Nella vita quotidiana, è importante non usare in comune con soggetti sieropositivi, oggetti che taglino o pungano (aghi, rasoi, forbici etc). Le donne sieropositive dovrebbero evitare la gravidanza.
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Il trattamento
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Il trattamento delle varie fasi dell'infezione da HIV e delle patologie associate deve essere precoce e prevede:
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la terapia antivirale, in grado di bloccare i vari siti ove l’HIV può potenzialmente attaccarsi, al fine di limitarne il più possibile la moltiplicazione
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la chemioprofilassi e la terapia delle infezioni opportunistiche
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la terapia dei tumori correlati all'infezione da HIV.
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L'attuale strategia terapeutica antivirale è la terapia combinata (polichemioterapia) che utilizza un'associazione di diversi farmaci per attaccare il virus su diversi fronti.
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Le ricerche per mettere a punto un vaccino anti-HIV, attualmente in corso, sono rese difficili dalla notevole variabilità del virus HIV.
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La prognosi
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La malattia conclamata si manifesta dopo diversi anni dal contagio e in alcuni casi può anche non comparire mai.
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Gran parte dei malati sopravvive 10-12 anni dopo essere stata infettata dall'HIV ed è per molto tempo asintomatica. Tale periodo può essere ulteriormente allungato mediante profilassi delle infezioni opportunistiche e grazie ai farmaci antivirali attualmente disponibili.
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Servizi / Assistenza
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Numero Verde 800.86.10.61 (Istituto Superiore di Sanità) Telefonate gratuite da qualsiasi parte d'Italia.
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Numero Verde 800.85.60.80 (Lu-Ve 15-19)
Telefonate da tutti i telefoni fissi dell'Emilia Romagna e dai cellulari.
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Per saperne di più
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