Siamo agli sgoccioli degli impegni scolastici e i ragazzi già si accingono a programmare le vacanze. Che diventano occasioni di nuovi incontri, stimolanti amicizie e per alcuni anche delle prime esperienze sessuali. Il 56% dei giovani, intervistati in occasione di un’indagine promossa dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (www.sigo.it), ha avuto i primi rapporti proprio durante l’estate: il 32% aveva da poco compiuto i 15 anni e il 50% i 16 anni. Un’età precoce che non depone certo a favore di un approccio responsabile alla sessualità. Come affrontano i giovani di oggi i primi rapporti sessuali?
Lo abbiamo chiesto alla professoressa Chiara Simonelli, psicosessuologa, docente all’Università La Sapienza di Roma e presidente dell’European Federation of Sexology (EFS), intervenuta al recente Congresso di Taormina, promosso dalla Società Italiana della Contraccezione (SIC) e dalla Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica (FISS).
Gli adolescenti di oggi considerano il rapporto sessuale come una sorta di “debutto” nel mondo degli adulti, di affermazione della propria indipendenza, ma non sono assolutamente preparati ad affrontarlo in modo responsabile. Spesso si buttano alla ricerca di sensazioni forti, quasi a voler sfidare il mondo degli adulti, mossi da sensazioni di onnipotenza e di sfida. E affiancano il rapporto sessuale ad altri comportamenti a rischio, come il fumo, l’alcol, le droghe che provocano una maggiore eccitazione, ma condizionano la sessualità, rendendola “dopata”. Con il rischio poi, in età matura, di avere difficoltà a rapporti normali, senza l’uso di queste sostanze che diventano delle vere e proprie droghe.
Nei giovani, dunque, prevale un tipo di rapporto “mordi e fuggi”, consumato magari nell’ambiente assordante di una discoteca, che ben poco spazio lascia ai sentimenti e alle emozioni?
Per una buona percentuale di giovani, ma non per tutti, prevale questo genere di approccio sessuale, consumato nelle discoteche dove i giovani si incontrano magari una sola volta e fanno sesso in modo meccanico e ripetitivo, senza badare ai sentimenti e agli affetti, anche perché non c’è quasi neppure il tempo di conoscersi. I maschi esprimono in questo modo la loro virilità e si confrontano con i coetanei esibendo questo genere di rapporti come trofei. Anche le femmine non sono da meno. E si vantano con le amiche di essere state con quel ragazzo, bello, muscoloso, prestante, utilizzando il gergo tipico dei maschi per definire le loro performance. Molto spesso però questo genere di rapporti, dopo l’entusiasmo iniziale, lascia un vuoto profondo. E soprattutto i ragazzi finiscono con l’annoiarsi e preferire, ai rapporti intimi con le coetanee, i videogiochi con gli amici. Soprattutto se sperimentano le prime defaillance sessuali.
Accade spesso che un giovane abbia problemi di erezione? Cosa consigliare in questi casi?
Può accadere, ma è abbastanza raro. Tra le cause, escludendo quelle di tipo organico, potrebbe esserci la fretta del rapporto occasionale, l’insicurezza, l’inesperienza. Non mancano ragazzi che si rivolgono a noi perché il problema tende a ripetersi. In questi casi, in accordo con l’andrologo, si possono proporre farmaci, come la “mentina dell’amore”, che si scioglie in bocca ed entra subito in circolo: potrebbe tranquillizzarli ed evitare di ricorrere a sostanze “dopanti” che, a lungo andare, generano invece dipendenza, per confermare la loro “virilità” con le ragazze, sempre più intraprendenti ed esigenti.
Stiamo dunque assistendo, tra i giovani, a un cambio di ruoli: quasi sempre è la ragazza ad essere più intraprendente e a fare conquiste?
E’ vero, oggi le 12-13enni si atteggiano a donne vissute: usano il rossetto, si truccano, si vestono in modo spesso provocante, imitando il look delle celebri pop-star, che diventano modelli da imitare, anche se la strada che intraprendono le dirige verso il baratro dell’alcol e delle droghe. Ma così facendo si sentono onnipotenti! La conquista del ragazzo, bello muscoloso e prestante, diventa la conferma della loro femminilità. Senza minimamente pensare alle dinamiche affettive, né tanto meno ai rischi che un rapporto sessuale potrebbe generare. E dopo l’estate, non mancano le note dolenti: malattie sessualmente trasmesse e gravidanze indesiderate sono le conseguenze di questo approccio superficiale alla sessualità.
Chi dovrebbe intervenire per educare i giovani ad una sessualità responsabile?
Sicuramente la famiglia, che spesso si estranea alle problematiche sessuali dei figli e fa la parte dello struzzo, con il rischio di trovarsi di fronte a situazioni irrimediabili che diventano a volte drammatiche. Un compito importante spetta poi alla scuola: l’educazione sessuale dovrebbe essere insegnata come una materia fondamentale, non solo nella forma di sporadici incontri con lo psicosessuologo. E questi programmi di incontri/confronti con lo psicosessuologo andrebbero attuati fin dalla scuola elementare, coinvolgendo i ragazzi con domande, quesiti, disegni che illustrino il vissuto e i problemi che, magari, le parole non riescono ad esprimere. Su questi programmi la Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica si sta battendo per ottenere veri e propri corsi scolastici di educazione sessuale, a partire dalle scuole primarie fino alle superiori.
di Paola Trombetta