Come si diagnostica la depressione post-partum?

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A cura della Professoressa Alessandra Graziottin, direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica “San Raffaele Resnati”, Milano.
 
 
Il percorso migliore è quello che passa attraverso un dialogo attento, sensibile, dolce, comprensivo da instaurarsi con il proprio medico di riferimento che sappia ascoltare il linguaggio verbale e non verbale (gestualità, atteggiamenti del corpo, postura, eccetera) della giovane donna.
 
La prima cosa è capire che esiste il dolore del non sentirsi madri adeguate per cominciare a diventarne consapevoli e poterlo elaborare e superare. Il medico dovrà usare parole semplici, con un linguaggio aderente alla realtà quotidiana, facile da comprendere e da seguire anche da chi si mostra magari particolarmente intimidita e spaventata dalla situazione più grande di lei che sta vivendo.
 
Ecco alcuni esempi delle domande che il medico potrebbe e dovrebbe porre per approfondire e arrivare ad un’eventuale diagnosi di depressione post-partum
 
1. Riesci a dormire quando il bambino dorme?
La qualità del sonno della mamma in questo delicato periodo è un fattore importante da valutare quando ci sono disturbi dell’ umore: la mamma sana allatta e dopo un secondo dorme, la mamma con problemi di depressione tende più facilmente a dire che è il bambino ad averla svegliata e non è più riuscita a dormire.
 
2. Mangi con appetito o senza voglia o ti abbuffi?
Nell’adolescente il disturbo del comportamento alimentare è un segnale di attenzione di qualcosa di sostanziale che non funziona nel rapporto con il proprio corpo e, nello specifico, con la corporeità della maternità.
 
3. Ti senti sola?
Le domande che vanno al cuore fanno sì che la persona si senta compresa nella sua solitudine e possa liberarsi più facilmente delle sue sensazioni. E questo è il primo passo per stabilire un’alleanza costruttiva con il proprio medico.
 
4. Hai voglia di uscire e preferisci stare in casa?
Anche questo è un segnale di attenzione: la donna contenta di essere mamma e felice del suo bimbo va volentieri a farsi una passeggiata con lui nel carrozzino, ha voglia di mostrarlo con orgoglio al mondo; la mamma depressa resta più facilmente chiusa in casa, chiusa in se stessa.
 
5. Ti sembra che il bambino sia un carico eccessivo per te?  
Il senso di questa domanda è molto empatico, significa:”Capisco che potrebbe esserlo. E’ una cosa comprensibile e non ti colpevolizzo per questo, non ti giudico. Anzi, se fossi una giovane mamma come te, credo che mi sentirei così anch’io.”. Ecco, questa è una frase che aiuta molto a sentirsi capite, a dare voce a un sentimento di inadeguatezza che può altrimenti diventare paralizzante.
 
6. Temi di far del male al bambino?
Questo è un modo gentile per cominciare a far emergere un disagio più profondo, che può consentire al medico di diagnosticare anche le prime fasi di un disturbo dell’umore che, se trascurato può avere conseguenze anche gravi sia per la mamma che per il bambino.
 
7. Il bambino ha cambiato la tua vita in modo imprevisto e/o che ti preoccupa ?
Questa domanda è utile per fare emergere ansie della giovane mamma di fronte ha qualche normalissimo problema del bambino, per esempio piccole coliche o di difficoltà di sonno, che però non sa come trattare e gestire e che la fanno sentire inadeguata.
 
Avere la mamma vicino può fare la differenza per l’adolescente.
Alcuni recenti dati hanno sottolineato che soprattutto nelle città, dove ci sono più facilmente famiglie mononucleari o ragazze sole, si manifestano più depressioni post-partum tra le giovanissime.
 
La presenza della mamma deve però essere ben calibrata perché può fare temporaneamente regredire l’adolescente ad uno stato più infantile, lasciando alla mamma-nonna il compito di fare da mamma sia alla propria figlia sia al neonato.