Perché il fumo fa male

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Il fumo fa male, e questo lo sanno tutti. Basti pensare che la combustione del tabacco nella sigaretta libera oltre 4.000 sostanze, tra cui alcune sono molto tossiche e persino cancerogene.
 
Il fumo di sigaretta è responsabile della morte di più di 80.000 italiani all’anno, la maggior parte per malattie cardiovascolari e tumori.
 
A proposito di tumori, il pensiero corre subito ai polmoni. I gas e le particelle più piccole infatti arrivano facilmente in fondo ai polmoni. Tra i gas, per esempio, vi è una discreta quantità di ossido di carbonio (dal 2 al 6%) che, avendo molta affinità con l’emoglobina, la proteina che serve al trasporto dell’ossigeno, entra facilmente in circolo in tutto l’organismo, trasportata dai globuli rossi.
 
Ma il fumo aumenta il rischio di cancro anche in altri organi, perché gli idrocarburi policiclici, le sostanze cancerogene prodotte dalla combustione del tabacco, e gli altri 50 cancerogeni a essi associati, entrano nel circolo sanguigno e raggiungono tutti i tessuti. Ecco perché le fumatrici hanno anche più cancri al seno, al collo dell’utero (in cui il fumo potenzia l’azione cancerogena dei papillomavirus contratti attraverso i rapporti) e alla vescica (perché le sostanze cancerogene vengono poi escrete dal rene e si concentrano in vescica specie durante la notte).
 
Inoltre, molte sostanze liberate dal fumo riducono le difese immunitarie e i sistemi di pulizia dell’apparato respiratorio, provocando quel ristagno di secrezioni tanto gradito a virus e batteri. Il fumo è la causa principale della broncopneumopatia cronica ostruttiva, malattia altamente invalidante che nel nostro Paese colpisce 4 milioni di persone ed è diretta responsabile di circa 18.000 morti all’anno.
 
I danni si moltiplicano quando si è responsabili anche della salute di un’altra persona. In gravidanza il consumo abituale di tabacco, induce nel nascituro (dopo il 4° mese di gestazione) riduzione dell’altezza, deficit mentali e comportamentali, aumentata incidenza di affezioni broncopolmonari e, a lungo termine, aumentato rischio di cancro.
 
Il sangue delle donne gravide fumatrici contiene una maggiore concentrazione di carbossiemoglobina (composto di emoglobina e monossido di carbonio che può risultare molto tossico) rispetto alle non fumatrici, con possibile danno fetale.
Non solo. Anche la gravidanza stessa risulta più a rischio. Due studi condotti negli anni Sessanta, alle Hawai e negli Stati Uniti, documentano una più alta incidenza di aborto spontaneo tra le fumatrici rispetto alle non fumatrici.
 
Studi più recenti hanno confermato questi risultati, arrivando a stimare un rischio aumentato di circa il 50% di aborto spontaneo nel primo trimestre. Esiste inoltre una documentata associazione tra fumo di sigarette e gravidanze extrauterine, con un aumento di rischio che varia dal 30% al 200%.