Impariamo a respirare

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Alla nascita, ciascuno di noi - quasi a suggellare di avercela fatta - tira un gran respiro, il primo di una lunga serie che ci accompagnerà per tutta la vita. Un atto naturale, spontaneo e vitale. L’uomo, infatti, può digiunare per più di una settimana o lottare contro la sete per pochi giorni, ma non può tapparsi il naso per oltre due minuti, senza correre il rischio di passare a miglior vita. E il motivo è semplice: è attraverso la respirazione che l’ossigeno presente nell’aria può giungere al sangue e, quindi, ai tessuti. Quanto più ampio e profondo è il nostro respiro, tanto più ricco sarà il patrimonio di ossigeno, l’elemento indispensabile per consentire al corpo di svolgere in pieno le sue infinite funzioni vitali.
Purtroppo, dopo la nascita la maggior parte di noi dimentica come si respira in maniera corretta, ma niente paura, esistono delle tecniche adeguate per rimediare e riappropriarsi del proprio respiro.
 
La meccanica respiratoria
La gabbia toracica, che contiene i polmoni, funziona come un mantice.
Durante l’inspirazione, ovvero quando il mantice si riempie, intervengono alcuni muscoli inspiratori, il più importante dei quali è il diaframma, che con la sua caratteristica forma a cupola, divide il torace dall’addome. In questa fase, il diaframma si appiattisce, la gabbia toracica aumenta di volume e l’aria entra nei polmoni.
Durante l’espirazione, invece, il diaframma risale e il torace “si sgonfia”.
Questa respirazione, definita diaframmatica o addominale, è senza dubbio la più efficace in condizioni di riposo (ossia quando siamo tranquilli e rilassati), in quanto consente un migliore riempimento di aria da parte dei polmoni.
 
La ridotta elasticità del diaframma
Tuttavia, con il passare degli anni, chi più chi meno, si perde proprio l'abilità di utilizzare in modo ottimale il diaframma. Non ci credete? Provate subito, mentre state leggendo queste righe: fate un respiro profondo, per riempire completamente i polmoni. La maggior parte di voi eseguirà un movimento rapido, quasi brusco, dilatando al massimo la parte alta del torace e contraendo allo stesso tempo l'addome. Niente di più sbagliato. In questo modo, si utilizza soltanto una piccola parte dei polmoni, quella centrale-alta, a scapito della zona più bassa, che è molto più capiente, per la forma anatomica dei polmoni. A impedirci di svolgere una migliore respirazione è proprio la ridotta elasticità del diaframma. Posizioni errate che il corpo assume durante il giorno (basti pensare a chi sta seduto per ore alla scrivania, con la schiena flessa in avanti, impedendo un'efficace espansione del torace), ma anche paure, tensioni, stress, preoccupazioni contribuiscono in modo notevole a modificare la corretta funzione del diaframma.
 
Rilassare il diaframma
Che cosa fare allora? La soluzione è una sola: cercare di rilassare il diaframma, restituendogli così la sua naturale elasticità. Come avviene nel passaggio da veglia a sonno, che è evidentissimo nel respiro. Durante il riposo la qualità della respirazione diventa più profonda e più udibile, il ritmo più lento e regolare. Questo cambiamento deriva dal fatto che il diaframma si rilassa dallo stato di tensione in cui viene tenuto durante le attività della giornata. Alcuni studi hanno documentato che lo stesso processo di rilassamento del diaframma si verifica nell’innamoramento e nell’orgasmo.
Ma come si fa a rilassare il diaframma? Attraverso specifici esercizi respiratori, concentrati soprattutto sulla espirazione. Ecco due esempi importanti: