Intervista ai fornelli: prof. Giorgio Vittori

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Il cibo e la salute «al femminile»
 
Approfondimento con il prof. Giorgio Vittori, presidente Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia
 
L’uomo è ciò che mangia, diceva Feuerbach, e per la donna questo è ancor più vero. Si parla molto di alimentazione e forma fisica, ma spesso si rimane ad un livello superficiale, inteso come bellezza esteriore, armonia delle forme, adesione a un ideale di bellezza condiviso. Soprattutto da giovanissime è difficile riflettere su come invece dalla qualità di ciò che mangiamo possa dipendere anche la nostra salute. La possibilità di diventare madri in futuro, di mantenere integro l’apparato riproduttivo, di prevenire malattie oncologiche.
 
Per prima cosa bisogna porre attenzione al peso: sia i kg di troppo, che l’eccessiva magrezza sono nemici della fertilità.
L’obesità rappresenta una malattia seria che può associarsi a disturbi del ciclo mestruale, a sterilità e può complicare la gravidanza, oltre a determinare un aumentato rischio cardiovascolare, di disordini metabolici, di tumori dell’endometrio e del seno. Nel 90% dei casi l’obesità non è causata da altre patologie, in un 10%, invece, è definita secondaria poiché dipende da altri fattori (malattie genetiche, endocrinologiche, metaboliche, ecc.) oppure dall’assunzione di alcune categorie di farmaci. Nella maggior parte dei casi, quindi, sono le abitudini alimentari scorrette a causare il problema: un’alimentazione eccessiva per quantità e sbagliata per qualità. In particolare, una dieta a base di cibi ricchi di grassi e poveri di vitamine, minerali e fibre. Il tutto è aggravato dalla sedentarietà. Quando l’obesità colpisce le ragazze adolescenti, uno dei segni precoci è la sindrome dell’ovaio policistico con alterazioni del ciclo mestruale e iperandrogenismo, con conseguenze particolarmente gravi sulla fertilità, oltre che sull’immagine di sé. I cicli mestruali sono irregolari e possono trascorrere anche molte settimane senza che si presenti una mestruazione. Problema inverso, anche se paradossalmente può portare agli stessi sintomi e conseguenze è l’anoressia: l’amenorrea (cioè l’assenza di mestruazioni) è un disturbo frequente in chi soffre di questa malattia, perché è una sorta di forma di difesa dell’organismo, che cerca di risparmiare al massimo le energie. All’amenorrea si associano la progressiva riduzione dei caratteri sessuali secondari (grasso corporeo, seno, distribuzione dei peli e dei capelli, ecc.), un calo del desiderio sessuale dovuto alla riduzione nel sangue dei livelli ormonali, la demineralizzazione delle ossa e dei denti. Si tratta di problemi gravi.
 
Questi disturbi alimentari presentano profonde radici psicologiche e non possono essere sottovalutati, né puoi riuscire a curarli da sola. Il tuo ginecologo può essere un alleato per aiutarti a prendere coscienza del problema e per concordare insieme i possibili interventi.
È dimostrato inoltre che l’alimentazione riveste un ruolo essenziale nella prevenzione dei tumori, in particolare quello del seno. Un cambiamento complessivo della dieta, per ridurre il consumo di zuccheri raffi nati e di grassi saturi è in grado di diminuire il livello sierico di insulina e, di conseguenza, la biodisponibilità di ormoni sessuali e di fattori di crescita, che favoriscono lo sviluppo della neoplasia. Gli aspetti dell’alimentazione che facilitano l’insorgenza di cancro della mammella sono gli stessi che favoriscono diabete e malattie cardiovascolari, cioè la presenza di tre o più dei seguenti fattori di rischio: iperglicemia, ipertrigliceridemia, alti livelli di colesterolo, ipertensione e adiposità addominale.
 
Il sovrappeso è associato a una maggiore incidenza di tumori della mammella, dell’endometrio, dell’intestino, del rene, della colecisti. Ma non conta solo la dieta: l’attività fisica è protettiva sia per i tumori dell’intestino sia per quelli del seno. Sono sufficienti 30-40 minuti al giorno di un’attività pari ad una camminata a passo veloce.
Un ultimo aspetto di rilievo riguarda il ruolo dell’alimentazione nella prevenzione di una malattia molto diffusa ma poco conosciuta: l’endometriosi. Una patologia cronica e complessa, che si manifesta con la presenza anomala del tessuto endometriale, in altri organi quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino, provocando sanguinamenti interni, infiammazioni croniche e tessuto cicatriziale, aderenze ed infertilità. Un aumentato consumo di fibre favorisce la digestione ed il buon funzionamento dell’intestino e determina inoltre una riduzione degli estrogeni circolanti nel sangue: chi soffre di questa malattia dovrebbe quindi aumentare il consumo di fibre del 20-30%, in particolare farine integrali, frutta e verdura, legumi, riso integrale. Un aumentato consumo di acidi grassi omega 3 promuove invece la produzione della prostaglandina PGE1, efficace per ridurre il livello di infiammazione addominale. Si consiglia un incremento di consumo nella dieta di tonno, pesce azzurro, olio di oliva, noci. Possono invece contribuire alla stimolazione della produzione di prostaglandine PGE2 e PGF2A, responsabili di alcuni processi infiammatori, il latte e i derivati: per questo andrebbero assunti in quantità ridotta. Altri cibi da consumare con grande moderazione sono il cioccolato, i grassi saturi, burro e margarina, bevande ad alto contenuto di zucchero, carboidrati raffinati oltre a caffè ed alcol. Vanno invece decisamente evitati tutti i prodotti a base di soia che contengono fitoestrogeni.
 
Il confronto con il ginecologo è importante, non solo quando vi siano patologie o disturbi, ma anche come sana abitudine di prevenzione. I consigli di un “amico” potranno aiutarti a restare in forma e ad affrontare al meglio tutte le tappe della femminilità.